Il tempo libero a la Villo

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Il ballo e la frequentazione delle osterie hanno sempre caratterizzato il giorno della festa. Sono state rinvenute a questo proposito testimonianze dell’inizio del Novecento che ricordano l’accanimento del parroco contro i parrocchiani che sembravano essere più interessati ai festeggiamenti “profani” che alle celebrazioni religiose: “… la festa alla cappella era presto sbrigata e tutta la giornata era data alle orgie, ed era la volontà dei più”; le ragazze “si danno al ballo e agli amoreggiamenti…”
Fino ai primi decenni del Novecento si ballava nelle stalle private, appositamente messe a disposizione perché temporaneamente vuote, soprattutto quando la festa cadeva in periodo invernale o all’inizio della primavera; nelle feste estive invece, si ballava ancora nelle stalle alla sera (per motivi di illuminazione), e all’aperto al pomeriggio (sulle rocce di San Nicolao, oppure in un cortile privato ai Ciampetti e a Ciampagna).

A la mësso e balà n’ën vënìo tonti, lhi v ënìo fin amoun lhi Lirou. Dron i balavën ëntal pourtoun, pé ëntal bal gront: lou bal i lou councardavën tout.
Traduzione: A messa e a ballare venivano in tanti, venivano su persino i Lirou (quelli delle frazioni alte di Paesana). Prima si ballava nel pourtoun, poi nel bal gront: il ballo era tutto pieno di coccarde.

In quelle borgate in cui non c’era un’osteria, ne veniva allestita una “mobile”, così da poter sempre dissetare (soprattutto con il vino) gli avventori. Un metodo democratico stabiliva che gli oste di Ostana si suddividessero equamente le feste a cui presenziare.
All’osteria gli uomini si radunavano per cantare, per giocare a carte o alla morra, questo rappresentava un momento di svago e di evasione dalle fatiche della loro quotidianità.

Lh’anavën ën viage aprun, lh’avìën dividù ën pàou aprun. I juavën a le carte, a le boche, dëmandave da béve. Juavën a la moùëro. I chantavën doue chançoun pé lhi vìëlh vënìën a mizoun grià le vache e i jouve anavën balà ou juà a la moùëro, juà a le carte, parelh.
Traduzione: Andavano una volta ciascuno, avevano diviso un po’ per uno. Giocavano a carte, a bocce, chiedevi da bere. Giocavamo alla morra. Cantavano due canzoni poi gli anziani venivano a casa ad accudire le mucche e i giovani andavano a ballare o giocare alla morra, giocare a carte, così.

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